Scopriamo il Manuale GET di Geografia mondiale delle sfide sociali. Tre domande a Dino Gavinelli, editor e consulente scientifico del volume

Dino Gavinelli è professore ordinario di Geografia ed è stato Presidente del Comitato di Direzione della Scuola di Scienze della Mediazione linguistica e culturale e Vicedirettore del Dipartimento di Scienze della Mediazione linguistica e di Studi interculturali presso l’Università degli Studi di Milano. Nell’ambito del nostro progetto ha partecipato alla revisione del manuale “Geografia mondiale delle sfide sociali” pubblicato di recente nel nostro sito. Attraverso tre domande, oggi condivide con noi qualche riflessione sul processo di lavoro e sul risultato finale.

Professor Gavinelli, il manuale si rivolge a un pubblico adolescente: a quali bisogni specifici va incontro?

In Italia, la percezione che la geografia sia una materia solo localizzativa è diffusa, manca l’idea della geografia come disciplina che spiega i fenomeni e aiuti a capire i possibili scenari futuri. Questa, secondo me, è anche la dimensione più affascinante dello studio della materia che si ritrova all’interno del manuale di geografia delle sfide sociali GET.

La geografia come analisi morfologica – quella che spiega le tendenze e gli scenari evolutivi o il perché certi fenomeni come le migrazioni o l’inquinamento assumono determinate forme – porta a riflettere anche sul presente e sul futuro, a completare un’impostazione della nostra scuola, molto più incentrata sullo studio del passato.

Gli studenti e le studentesse di 14-15 anni vivono in un mondo di crisi ​​climatica, migrazioni e disuguaglianze ma non hanno spesso strumenti adatti per leggere tali fenomeni. I docenti che vogliono affrontare questi temi nell’ottica dell’Educazione alla Cittadinanza Globale (ECG) non hanno materiali adeguati. Il manuale risponde a entrambi i bisogni: è un metodo di lettura del mondo per lo studente e una risorsa pronta per l’insegnante.

Negli otto paesi europei in cui sarà pubblicato il manuale, la situazione dello studio della geografia nella scuola secondaria di primo e secondo grado è molto diversa e va valutata nazione per nazione. Un pubblico come quello italiano, attraverso uno strumento di questo tipo, può finalmente entrare in contatto con la dimensione spaziale, quasi assente dalla formazione scolastica attuale più orientata a privilegiare la dimensione del tempo.

La sua lunga carriera inizia con un diploma in cartografia ed esperienze in importanti istituti geografici che le hanno permesso di affinare alcune competenze preziose nella revisione del manuale. In che modo queste esperienze hanno contribuito ad accrescere il valore di questo manuale?

Nel manuale “Geografia mondiale delle sfide sociali”, gli studenti imparano a leggere una mappa come si legge un testo critico, a rintracciare le cause dei fenomeni attuali, a smettere di pensare solo per stereotipi. Il mio contributo al progetto è andato proprio in questa direzione: portare la mia esperienza editoriale, anche a livello di semiologia e comunicazione cartografica. Ciò ci ha permesso di immaginare e veicolare l’idea che la carta geografica abbia un contenuto che mette in comunicazione un emittente e un destinatario, al pari di una produzione poetica o editoriale. Il manuale è un prodotto didattico scientifico attento non solo al linguaggio logico-concettuale ma anche a quello iconografico, che è quello con cui la maggior parte degli studenti di oggi impara.
Grazie a questo approccio, gli insegnanti hanno a disposizione uno strumento didattico completo, con una visione innovativa, garantito da una revisione scientifica, che integra l’ECG nel curricolo senza stravolgere la programmazione.

Quali sono i punti di forza, secondo lei, del manuale? Cosa ha trovato di più interessante in questo progetto editoriale? 

Ho apprezzato molto l’impalcatura generale del prodotto: il buon equilibrio tra progettazione didattica, redazione geo-cartografica, analisi critica delle fonti e approfondimento dei contenuti disciplinari. Da cartografo mi piace molto l’idea di scegliere di volta in volta delle proiezioni diverse, di non usare sempre lo stesso planisfero, sempre incentrato sull’Europa, e di favorire così visioni e percezioni diverse del mondo.

Nelle prossime settimane continueremo a raccontarti il manuale e atlante GET “Geografia mondiale delle sfide sociali” attraverso le voci di chi ha lavorato al progetto. Scaricalo dal nostro sito e scopri con noi tutte le sue caratteristiche.

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